HOMEPAGE AVVENTURA DESERTO BIOGRAFIA AMAZZONIA RACCONTI DI VIAGGIO LA TEMPESTA DI SABBIA ROARING DUNES AFRICA IN BICICLETTA VILLAGGIO UYUNI ABRA PAMPA ABRA-CASABINDO CALILEGUA CALILEGUA 2 CALILEGUA 3 ISTANTANEE IMMAGINI ABRA-CASABINDOwww.reportagediviaggio.com Tutti i diritti sono riservati ABRA-CASABINDOIl sole gia' alto nel cielo, terso, di un azzurro cristallino. Esco dal villaggio non nascondendo un certo imbarazzo per il costume medievale. La pesante cotta che indosso e' ben camuffata sotto la camicia medievale, ma l'occhio piu' attento si sara' accorto di una strana maglia di ferro fuoriuscire dalla parte finale del camice.Tutto l'occorrente: come coperte, mutandoni e maglia di lana, ciottola di terracotta, posate in legno, cibo ecc. sono riposti in un sacco di juta rinforzato con pelli cucite a mano.Con alcune modifiche e della spessa corda, imbrago il sacco sulle spalle. L'acqua (solo 4 litri per un mio errore di calcolo) la tengo nella ghirba: un'otre di pelle di capra.Ben presto mi rendo conto della difficolta' di tenere un ritmo veloce. I cinquantadue chilogrammi di peso che sono costretto a portarmi e l'altura dei 4000 metri rallentano incredibilmente il passo costringendomi a continue soste.Nel primo pomeriggio, nonostante l'entusiasmo e il morale alto, la fatica mi piega e ogni passo diventa sempre piu' pesante. Inizio a credere che cosi' non riusciro' mai a camminare per piu' di sette ore, calcolando una media di 3/4 chilometri per ora davvero pochi.Senza contare che con le riserve d'acqua piene aumentano altri dodici chilogrammi.Penso a soluzioni, a modifiche e cerco di convincermi che e' il primo giorno: i 4000 metri d'altitudine, il carico eccessivo, fattori questi che incidono notevolmente.Gli ultimi raggi illuminano la Puna, un leggero vento si alza. La prima notte di freddo.Le due coperte e il mantello sono insufficenti, la temperatura sotto zero (meno 15) come verro' a sapere a Casabindo m'impedisce di riposare.Freddo e stanchezza, flash di mondi diversi si uniscono in un finto tepore; mi sveglio di soprassalto per il dolore alle gambe: sono trascorsi venti minuti.Quando il sole inizia a scaldarmi la voglia di ripartire manca, ho dolori in tutto il corpo: spalle, gambe, schiena, per non parlare dei piedi che non ancora abituati agli stivaletti bassi sono una vescica unica, e il dolore e' vivo.Un cartello indica 33 chilometri a Casabindo.Devo trovare le forze per giungere al villaggio prima del buio, ma i 33 chilometri oggi sembrano centinaia. Ci sono poche salite e' tutto un pianoro.Quando il sole raggiunge il suo apice intravedo alcuni lama abbeverarsi in una pozza in mezzo ad una radura. Lascio cadere il sacco per terra e corro verso gli animali che spaventati fuggono. Con una stoffa filtro l'acqua e bevo, sapore amaro e sgradevole; riempio la ghirba.E' notte quando raggiungo Casabindo, dei cani abbaiono, trovo alloggio nell'unica locanda; una stanza spoglia con due letti. La domenica riposo sarebbe un suicidio riprendere, insieme al proprietario costruiamo un carretto in legno utilizzando solo chiodi e corde, mettendo un ruota di ferro. Il mezzo si rivelera' un'idea disastrosa, chiodi e corde lo rendono instabile per l'eccessivo peso dell'equipaggiamento. Soprattutto la ruota in ferro crea parecchio attrito con il terreno rendendo faticosissimo procedere. Decido di tornare ad Abra Pampa.Altri 2 giorni di viaggio a ritroso, la terza notte e' la piu' fredda, a stento dormo un paio di ore.L'ultimo giorno devio per una pista che s'inerpica sulle montagne, voglio raggiunger un villaggio per acquistare della frutta. Solamente tre chilometri, una passeggiata. La pista e' coperta da uno strato di sabbia per tutta la sua lunghezza, la ruota non gira per l'attrito cosi', sono costretto a spingere. La parte finale e' una lunga salita. Perdo quasi tre ore per arrivare e tornare dal villaggio al termine sono esausto, per giunta nell'unico negozio il ragazzo non mi ha venduto la frutta perche' era per il consumo familiare.In lontananza alcuni cuccioli di lama, incuriositi da questo strano personaggio che spinge un carretto vincono la paura e mi circondano strofiando il collo sul mio corpo, quasi mi avessero scambiato per un loro simile. Senza timore si fanno accarezzare, che esperienza incredibile. Una scena divertente che vivo per una ventina di minuti.I cani sono i veri nemici, abbaiono e ringhiano correndo velocemente. Tre, quattro, sei, si fanno coraggio o almeno cercano mostrando i loro denti io non posso che sedermi per terra e aspettare che il piu' audace mi venga vicino. Cosi' dopo ave vinta la paura si lascia accarezzare e ritorna dal suo branco scodinzolando. Solo una volta li trovo veramente cattivi a guardia di un gregge di pecore, sette cani mi seguono latrando e abbaiando fino a che non esco completamente dalla loro visuale. L'ultimo giorno una mandria (circa 40 esemplari) di mucche e tori mi sbarra il cammino innervositi dal rumore del carretto, un'interminabile guerra psicologica per il passaggio ci ha contrapposto. Alla fine, quando anche il toro piu' grosso ha ceduto sono potuto passare, vivendo pero' attimi di terrore quando l'animale voltatosi nella mia direzione ha iniziato a sbuffare. Pochi chilometri prima di Abra Pampa mi disfo del carretto riponendo tutto nel sacco di juta.Entro nel villaggio completamente disidratato, avevo terminato l'acqua nelle prime ore del pomeriggio. Per poter visualizzare tutti i contenuti è necessario avere la versione attuale di Adobe Flash Player. |