HOMEPAGE AVVENTURA DESERTO BIOGRAFIA AMAZZONIA RACCONTI DI VIAGGIO LA TEMPESTA DI SABBIA ROARING DUNES AFRICA IN BICICLETTA VILLAGGIO UYUNI ABRA PAMPA ABRA-CASABINDO CALILEGUA CALILEGUA 2 CALILEGUA 3 ISTANTANEE IMMAGINI AFRICA IN BICICLETTAL’avventura di un biker tra elefanti, babbuini e mille altri rischiReportage rivista MTB MagazineBastano pochi riferimenti per definire la mia avventura: 7250 chilometri in Africa, dal Senegal al Gambia,Mali,Niger,Burkina Faso, fino a discendere alle coste del Ghana e del Togo.Inseguito dagli elefanti, alle prese con villaggi ostili, con il continuo timore di rimanere bloccato sui percorsi più selvaggi e lontani dalla civiltà (ove si possa ritenere tale), rincorso e minacciato con il machete da uomini infastiditi dalla presenza d’estranei in sella ad una bicicletta.Parto da Dakar per Banjul. Se il Senegal risente di una cultura europea, il Gambia non risente neanche della vicinanza con il Senegal. Le strade che sulla cartina sono indicate di grande scorrimento in realtà sono piste.I primi giorni in terra africana li vivo con apprensione, forse ho intrapreso un viaggio troppo impegnativo.Decido di arrivare a Tambacounda al confine con il Mali. La pista si perde spesso nella vegetazione, attraverso villaggi desolati dove sinceramente non mi sento di fermarmi, gli abitanti sono appena coperti di stracci. I bambini, orde di bambini seminudi mi rincorrono per domandarmi un “cadeau” . Mangio poco, frutta,riso e biscotti sono le uniche cose che si trovano nei villaggi, l’acqua invece è un problema perché la trovo nei pozzi ma bisogna purificarla ogni volta e quest’operazione richiede un’attesa di un paio di ore prima di poterla bere.Tambacounda, ultimo avamposto “urbano”, ora mi spettano circa 200 chilometri di piste aride prima di giungere a Kayes. L’impatto con la foresta è piacevole anche se a volte mi perdo nel rigoglio della vegetazione, fatico ad aprirmi un varco, sono costretto ad avanzare spingendo la bicicletta. Ma mi diverto.Poco alla volta la vegetazione si dirada e diventa un’enorme piatta pianura coperta da erba elefantina.Mopti, la Venezia del Mali: rimango due giorni poi decido di discendere con un battello il fiume Niger fino a Timbuctù, soprannominato il “bottone del mondo”. Il paesaggio è stupendo, una sinfonia di colori e di emozioni.Gao, Niamey, Ougadougou, e poi via di corsa verso il Ghana. Pedalo dalle cinque del mattino fino a notte inoltrata, alcune volte mi fermo solo a mezzanotte, arrivando anche a percorrere 250 chilometri al giorno. E’ Natale, mi trovo ad Accrà (Ghana), il fisico inizia a risentire delle fatiche di quasi due mesi di viaggio. Mi ammalo, ho l’epatite, contratta bevendo dell’acqua da una pozza. Raggiungo il Togo, non mi reggo più in piedi. Ho pedalato per 200 chilometri con febbre a 38 e forti spasimi che mi toglievano il fiatoA Lomè sono obbligato a fermarmi per tre settimane, la situazione peggiora con il sopraggiungere di una forte dissenteria acuta che mi indebolisce fisicamente, tanto che penso di ritornare in Italia.Si riparte, è la fine di gennaio. Risalgo il Togo attraversando i parchi nazionali.Incontro animali di ogni specie: antilopi, facoceri, bufali, scimmie e babbuini; quest’ultimi mi aggrediscono perché attirati dalla frutta legata sopra il portabagagli della bicicletta. Solo una provvidenziale discesa mi salva dall’attacco di una ventina di questi animali.Nel parco di Keran incrocio due branchi d’elefanti, mi avvicino per fotografarli, ma ho solo il tempo di scattarne un paio che un elefante mi carica infuriato, sfuggo alla sua furia per un pelo.Sono passati 105 giorni, il viaggio termina e rientro in Italia, stanco ma soddisfatto. www.reportagediviaggio.com Tutti i diritti sono riservati Per poter visualizzare tutti i contenuti è necessario avere la versione attuale di Adobe Flash Player. |